Perché la fotografia in ambito sociale?
Quando pensiamo alla fotografia, pensiamo spesso a un'immagine: un ritratto, un paesaggio, una persona, un momento da conservare.
Ma la fotografia può essere molto più di questo.
Può diventare un modo per incontrare qualcuno, per osservare con maggiore attenzione, per raccontare qualcosa che non sempre riusciamo a esprimere con le parole.
È da questa convinzione che nasce Fotografia e Ascolto.
Non solo fotografia
Quando abbiamo iniziato a lavorare nei contesti sociali ed educativi, non volevamo semplicemente portare un corso di fotografia a persone che non avevano mai utilizzato una macchina fotografica.
Ci interessava capire cosa sarebbe potuto succedere mettendo una macchina fotografica nelle mani di qualcuno e lasciandogli la possibilità di scegliere cosa guardare.
La differenza può sembrare piccola.
In realtà cambia tutto.
Se diciamo a una persona cosa fotografare, le stiamo chiedendo di eseguire un compito.
Se le chiediamo invece "Cosa ti interessa?", "Cosa ti colpisce?", "Cosa vorresti raccontare?", le stiamo dando la possibilità di esprimere il proprio punto di vista.
Ed è qui che, per noi, inizia la fotografia sociale.
Una fotografia può raccontare chi siamo
Non pensiamo che ogni fotografia debba necessariamente raccontare una storia complessa.
A volte basta un dettaglio come un luogo, una persona, un oggetto, una luce particolare...
Una fotografia può dirci qualcosa di chi l'ha scattata anche senza mostrarne il volto.
Nel laboratorio Dietro ai miei occhi, per esempio, abbiamo visto quanto possano essere diversi gli sguardi dei partecipanti. Ciò che per noi passa inosservato può diventare il soggetto principale di una loro fotografia.
Non perché esista un modo giusto o sbagliato di vedere.
Ma perché ogni persona guarda il mondo attraverso la propria esperienza.
La fotografia ci permette di rendere visibile quello sguardo.
Fotografia e ascolto
Il nome che abbiamo scelto, Fotografia e Ascolto, nasce proprio da qui.
Perché prima di chiedere a qualcuno di fotografare dobbiamo essere disposti ad ascoltarlo.
Questo significa anche imparare ad aspettare.
A volte la persona che abbiamo davanti non ha voglia di parlare. Altre volte non sa ancora cosa vuole raccontare.
Può avere bisogno di tempo per capire chi siamo e perché siamo lì.
Non possiamo forzare quel processo.
Possiamo soltanto creare le condizioni perché qualcosa possa accadere.
È un approccio che utilizziamo con gli adolescenti, con le persone con disabilità e con gli anziani, adattandolo ogni volta al contesto e alle persone coinvolte.
Non è terapia
Ci teniamo anche a chiarire un aspetto importante.
La fotografia può avere effetti positivi sul benessere, sull'autostima, sulla relazione e sulla possibilità di esprimersi, ma i nostri laboratori NON sono percorsi terapeutici.
Non ci sostituiamo a psicologi, educatori o professionisti della cura.
Il nostro ruolo è quello di fotografi e formatori.
Portiamo la nostra esperienza, il linguaggio fotografico e un metodo basato sull'ascolto per costruire esperienze in cui le persone possano osservare, sperimentare e raccontarsi attraverso le immagini.
Per questo lavoriamo in collaborazione con le realtà che già conoscono le persone coinvolte: scuole, educatori, operatori, associazioni e strutture.
Non cerchiamo la fotografia perfetta
Nei nostri laboratori una fotografia non viene valutata soltanto per la sua qualità tecnica.
Una fotografia mossa può essere importante.
Un'inquadratura apparentemente sbagliata può raccontare qualcosa.
Una fotografia semplice può avere un significato enorme per chi l'ha realizzata.
Ci interessa soprattutto capire perché quella persona ha scelto proprio quell'immagine.
Perché l'ha fotografata?
Cosa ha visto?
Cosa voleva mostrare?
È nella risposta a queste domande che spesso troviamo il vero valore della fotografia.
Un modo diverso di incontrarsi
Per questo crediamo che la fotografia possa avere un ruolo nei contesti sociali, educativi e di cura.
Non perché debba risolvere qualcosa.
Non perché ogni fotografia debba diventare una storia straordinaria.
Ma perché può creare uno spazio.
Uno spazio per osservare, per scegliere, per esprimersi, per essere ascoltati.
E, qualche volta, semplicemente per guardare il mondo da un punto di vista diverso.
È questo che cerchiamo di fare con Fotografia e Ascolto: utilizzare la fotografia non come fine, ma come strumento per creare incontri e dare spazio agli sguardi delle persone.
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