Come prepararsi a un laboratorio fotografico

Organizzare un laboratorio fotografico non significa soltanto trovare una stanza, qualche macchina fotografica e stabilire le date degli incontri.

Prima ancora di pensare a cosa insegnare, ci sono alcune domande molto più importanti.

  • Chi parteciperà?

  • Perché vogliamo proporre questo laboratorio?

  • Quali sono le caratteristiche del gruppo?

  • Cosa vorremmo che accadesse durante il percorso?

Sono domande da cui partiamo anche noi ogni volta che iniziamo un nuovo progetto.

Perché non esiste un laboratorio uguale a un altro.

Prima del laboratorio viene il contesto

Un laboratorio fotografico in una scuola non può essere progettato nello stesso modo di un percorso rivolto a ragazzi con disabilità che avranno esigenze diverse rispetto agli adolescenti di una scuola media.

Non cambia soltanto il contenuto.

Cambiano i tempi, gli spazi, il modo di comunicare, il livello di autonomia, le dinamiche del gruppo e il tipo di relazione che è possibile costruire.

Per questo, prima di iniziare, cerchiamo di conoscere la realtà che ci ospiterà.

Parliamo con chi lavora quotidianamente con il gruppo.

Chiediamo quali sono le caratteristiche dei partecipanti, quali difficoltà potrebbero emergere e quali modalità di lavoro hanno già dimostrato di funzionare.

Queste informazioni sono fondamentali.

Non partire dalla macchina fotografica

La tentazione, quando si organizza un corso di fotografia, è partire subito dalla tecnica.

  • Che macchina useremo?

  • Come spiegheremo il diaframma?

  • Quali esercizi proporremo?

Sono domande legittime, ma arrivano dopo.

Prima dobbiamo capire chi abbiamo davanti.

Un gruppo di adolescenti potrebbe avere bisogno di attività molto pratiche per entrare nel progetto.

Un gruppo di persone con disabilità potrebbe aver bisogno di tempi più lunghi e di indicazioni più semplici.

Con gli anziani potrebbe essere più importante creare innanzitutto una situazione di relazione e ascolto.

La fotografia viene dopo.

Preparare non significa prevedere tutto

Un buon progetto deve avere una struttura.

Ma deve anche poter cambiare.

Durante un laboratorio può succedere che un'attività che avevamo immaginato coinvolgente non funzioni affatto.

Oppure che un esercizio pensato come semplice faccia emergere una conversazione molto più interessante del previsto.

A quel punto bisogna essere capaci di cambiare programma.

Non significa essere impreparati.

Al contrario.

Significa conoscere abbastanza bene il proprio obiettivo da poter cambiare strada senza perderlo.

È una delle cose che abbiamo imparato lavorando nei diversi contesti.

Il ruolo di educatori e insegnanti

Quando lavoriamo in una scuola o in una struttura educativa, non arriviamo come se fossimo completamente autonomi rispetto a chi già conosce il gruppo.

Al contrario, il confronto con insegnanti ed educatori è prezioso.

Sono loro a conoscere le dinamiche quotidiane.

Sanno chi tende a isolarsi, chi ha bisogno di essere coinvolto maggiormente, quali attività funzionano e quali invece generano resistenze.

Il nostro compito è portare un punto di vista diverso e uno strumento nuovo, non sostituire il lavoro di chi è già presente.

Per questo la collaborazione è parte integrante del progetto.

Anche lo spazio conta

Prima di iniziare osserviamo anche il luogo. Non è un dettaglio.

Una stanza troppo piccola può rendere difficile un'attività pratica. Uno spazio troppo rumoroso può distrarre. Un ambiente familiare può facilitare la partecipazione.

Anche la possibilità di uscire all'aperto può cambiare completamente il tipo di esperienza fotografica.

Quando possibile, cerchiamo quindi di capire come utilizzare gli spazi a disposizione invece di immaginare un laboratorio astratto, separato dalla realtà in cui si svolge.

E poi arriva la fotografia

Solo dopo aver raccolto tutte queste informazioni iniziamo a costruire il percorso.

Pensiamo agli obiettivi, alle attività, ai tempi, ai materiali e alla modalità di restituzione finale.

Ma lasciamo sempre uno spazio all'imprevisto.

Perché il vero laboratorio comincia quando incontriamo le persone.

È lì che capiamo se ciò che avevamo immaginato funziona davvero.

Ed è lì che inizia il lavoro più interessante: osservare, adattare, ascoltare e trovare il modo di coinvolgere ciascun gruppo.

Un laboratorio fotografico ben progettato, per noi, non è quello in cui tutto procede esattamente come previsto.

È quello in cui gli obiettivi rimangono chiari, ma il percorso può cambiare per andare incontro alle persone che lo stanno vivendo.


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