Inside Me – Raccontarsi tra i banchi

Quando abbiamo iniziato il progetto Inside Me – Raccontarsi tra i banchi, sapevamo che sarebbe stato diverso da tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento.

Eravamo abituati a lavorare con gruppi molto diversi, ma entrare in una classe di terza media significava confrontarsi con un'età particolare: quella in cui si cerca di affermare la propria identità, ci si protegge dietro un'apparente indifferenza e si concede fiducia con molta cautela.

Le prime lezioni, nelle scuole di Varedo e Desio, ci hanno confermato questa sensazione.

Abbiamo trovato ragazzi curiosi, ma anche diffidenti. Molti ascoltavano con attenzione solo per pochi minuti. La parte teorica faticava a coinvolgerli, mentre bastava iniziare la parte pratica perché qualcosa iniziasse a cambiare.

La fotografia, improvvisamente, diventava concreta.

Anche gli esercizi assegnati tra una lezione e l'altra non sempre venivano svolti. Una certa pigrizia era evidente, e gli stessi insegnanti ci hanno confermato che era una caratteristica piuttosto diffusa nelle classi, pur con tutte le differenze tra uno studente e l'altro.

Abbiamo capito che insistere non sarebbe servito.

Era più importante creare un clima in cui si sentissero liberi di partecipare che pretendere risultati immediati.

Le settimane sono passate e, quasi senza accorgercene, qualcosa è cambiato.

I ragazzi hanno iniziato a mostrare un po’ più di interesse e fare domande nella fase teorica e nella fase pratica a provare a sperimentare senza timori di esser giudicati.

Il momento più intenso è arrivato con la lezione dedicata all'autoritratto.

Non volevamo semplicemente insegnare loro a fotografare se stessi.

Volevamo invitarli a riflettere su come si vedono e su come desiderano raccontarsi.

Molti di loro hanno deciso di condividere aspetti molto personali della propria vita. Lo hanno fatto con spontaneità, sorprendendo anche noi.

Un'altra esperienza che ci ha colpiti è stata quella dedicata alla riflessione sulla violenza contro le donne.

Ci aspettavamo reticenza, ma al contrario abbiamo trovato partecipazione, sensibilità e un coinvolgimento autentico.

Le discussioni nate durante quelle lezioni ci hanno confermato che gli adolescenti hanno spesso molto più da dire di quanto gli adulti immaginino, a patto che qualcuno sia disposto ad ascoltarli.

Alla fine del percorso non avevamo soltanto insegnato qualche tecnica fotografica.

Avevamo costruito una relazione.

E forse è proprio questo il risultato più importante di un laboratorio come Inside Me.

Perché la fotografia può essere un mezzo per imparare a guardare il mondo, ma anche per trovare il coraggio di raccontare qualcosa di sé.

Crediamo che la fotografia possa diventare uno strumento educativo capace di stimolare il dialogo, la consapevolezza e l'espressione personale anche all'interno della scuola.

Se sei un insegnante, un dirigente scolastico o lavori in un ente educativo e desideri portare Inside Me – Raccontarsi tra i banchi nel tuo istituto, saremmo felici di raccontarti il progetto e costruire insieme un percorso adatto ai tuoi studenti.

Contattaci senza impegno: saremo lieti di rispondere alle tue domande e valutare insieme la soluzione più adatta alla tua scuola.


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