Come nasce un ritratto di Ricordi Vivi
Un ritratto può richiedere pochi secondi.
Un clic.
Ma il ritratto che realizziamo con Ricordi Vivi comincia molto prima di quello scatto e, soprattutto, non finisce quando abbassiamo la macchina fotografica.
Perché prima di fotografare una persona dobbiamo incontrarla.
Prima dello scatto
Quando arriviamo in una RSA, non abbiamo davanti semplicemente un gruppo di persone da fotografare.
Abbiamo storie diverse, caratteri diversi, ricordi diversi. E non tutti hanno necessariamente voglia di essere fotografati.
Per questo non iniziamo mettendo subito la macchina davanti al volto.
Iniziamo parlando.
Cerchiamo di conoscere la persona, di capire qualcosa della sua storia e, soprattutto, di creare un momento in cui possa sentirsi a proprio agio.
A volte bastano poche parole. Altre volte la conversazione si allunga.
Un ricordo porta a un altro ricordo.
Un lavoro fatto tanti anni prima ci conduce a parlare della famiglia. Una fotografia appesa nella stanza diventa l'occasione per raccontare un viaggio.
E, senza quasi accorgercene, il ritratto ha già iniziato a prendere forma.
Il volto racconta, ma non racconta tutto
Quando fotografiamo una persona anziana, il nostro obiettivo non è nascondere il tempo.
Al contrario. Il volto porta con sé una parte della storia di quella persona. Le rughe, lo sguardo, le mani, il modo di sorridere.
Sono elementi che non hanno bisogno di essere corretti o cancellati.
Ci interessa creare un ritratto che riconosca la persona per quello che è oggi.
Non l'idea stereotipata dell'anziano.
Non un'immagine costruita per rappresentare la vecchiaia.
Una persona.
Con la propria identità.
La fotografia arriva dopo
Questo è forse l'aspetto più importante del progetto.
La fotografia non è il punto di partenza. È il risultato di un incontro.
Per questo, durante uno scatto, prestiamo attenzione a quello che succede tra noi e la persona che abbiamo davanti.
Se è a disagio, lo vediamo.
Se si rilassa, cambia anche il suo modo di stare davanti all'obiettivo.
Se emerge un ricordo che la fa sorridere, quel sorriso ha un significato completamente diverso da quello che potremmo ottenere chiedendo semplicemente: "Sorrida".
È questa la differenza tra chiedere a qualcuno di mettersi in posa e costruire insieme un ritratto.
Un'immagine e una storia
In Ricordi Vivi, il ritratto non vive da solo.
L'immagine è accompagnata dal racconto della persona, da una memoria, da una frase o da un frammento della sua storia.
Questo permette di guardare la fotografia in un modo diverso.
Non vediamo soltanto un volto.
Iniziamo a conoscere chi c'è dietro quel volto.
È un approccio che trova riscontro anche in altri progetti fotografici dedicati agli anziani: il ritratto può diventare un modo per restituire visibilità alle persone e valorizzarne la memoria e l'identità.
Perché facciamo tutto questo?
Perché nelle RSA esiste il rischio che la persona venga identificata soprattutto attraverso il proprio ruolo di ospite.
Noi vogliamo provare a spostare lo sguardo.
Prima dell'ospite c'è la persona. Prima della persona anziana c'è una storia.
E quella storia merita di avere un volto.
Un ritratto può diventare un modo semplice e potente per dire:
"Ti vedo."
E anche:
"La tua storia conta."
Per noi, Ricordi Vivi nasce esattamente da qui.
Dalla convinzione che la fotografia possa essere uno strumento per custodire la memoria, ma anche per creare relazione e restituire alla persona uno spazio in cui essere vista e ascoltata.
Se vuoi conoscere meglio Ricordi Vivi e vedere i ritratti realizzati durante il progetto, puoi visitare la pagina dedicata sul sito di Fotografia e Ascolto.
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